In memoria del grande maestro

Ludwig van Beethoven

“Il caso volle che, al momento della sua morte fossero presenti presso il suo
letto di morte solamente l’ odiata cognata, Therese Obermayer, e il
musicista Anselm Huettenbrenner, quasi un estraneo. La cerimonia funebre si svolse alla chiesa della Santa Trinità. Si stima che tra 10 000 a 30 000 persone si riunirono per accompagnare Ludwig van Beethoven alla sua ultima casa. Franz Schubert, timido ammiratore del grande compositore, e che non ebbe mai il coraggio di avvicinarlo, sarà uno dei portatori delle fiaccole funebri, assieme a numerosi altri musicisti. Schubert morì l’ anno seguente e sarà seppellito vicino a Beethoven. Heinrich Anschütz, attore lesse l’orazione funebre, scritta da Franz Grillparzer, grande letterato, davanti alle porte del cimitero di Währing (oggi, Schubert Park).”

L’EROICA DI BEETHOVEN: storia di un capolavoro.

Il 26 Marzo 2016 ricorre l’anniversario della morte di Ludwig van Beethoven. Con questo articolo intendiamo celebrare un grande della storia della musica.

di Gabriele Petukhov

Molti di noi si chiedono: c’è una musica davvero in grado di innalzarci in maniera sublime, donarci allegria, farci pensare alla morte e renderci epici ed eroici contemporaneamente?

La risposta è sì, e si tratta del più grande capolavoro sinfonico della gioventù di Beethoven. Ora, paragonandolo a Mozart, la cui terza sinfonia risale a quando aveva solo dieci anni, o ad Haydn, interessato di sinfonismo fin dall’età adolescenziale, gioventù è una parola grossa: infatti Beethoven scrisse la Terza Sinfonia, “Eroica”, fra il 1802 e il 1804, alla già rispettabile età di trentadue anni! Ma questo poco conta: il genio del maestro di Bonn aveva bisogno di anni per manifestarsi.

Mozart è spontaneo, fresco, una bevuta di acqua giovanile; Beethoven invece prima di fare le cose pensa, soffre, sperimenta l’enorme travaglio interiore che solo un vero artista –rifiutato dalle belle e alla continua ricerca di pace in Dio e nella natura- può sperimentare. Beethoven è sempre stato romantico, suvvia. Non hanno capito nulla gli storici della musica che collocano l’ultima Nona Sinfonia come porta e inizio del Romanticismo in musica: perché prima ancora di essere una forma, il Romanticismo è un insieme di ideali. Quali ideali? Quelli che hanno tutti i bambini. Ossia? Amore per i sentimenti, per il creato, per i momenti in cui possono fantasticare in epoche lontane e in posti che non esistono. Fratellanza universale: il cuore corrotto di noi uomini dimentica la capacità di socializzare e di perdono che invece hanno i bambini, che sono sempre i più vicini alla fonte della Verità. E soprattutto la volontà che tutti i bambini hanno di fare i titani, gli eroi della situazione. Ebbene, questi ideali li si vedono fin dalla prima sonata per pianoforte di Beethoven, è difficile scorgerli, ma ci sono. Ed è l’unione fra questi ideali romantici e la forma elegante e razionale del classicismo viennese a creare quei formidabili affreschi sonori di cui è capace Ludwig che tanto meravigliano gli ascoltatori.

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Partitura manoscritta della Nona Sinfonia

Queste idee di giustizia e libertà vengono raccolte piano piano in tutta la vita del maestro; ed esplodono quando un certo Napoleone Bonaparte si pone eroe della liberazione. Ecco allora Beethoven colto dalla “Bonapartemania” che aveva preso anche il Manzoni del “5 Maggio” e tanti intellettuali e artisti dell’epoca. Incomincia il lavoro febbrile del maestro, che certamente condivideva, da buon giovane irruento ed irrequieto, prima la lotta e la guerra, poi la Fratellanza: quattro movimenti, scherzo e trio al posto del minuetto classico, orchestra alla massima espansione di organico disponibile (vengono per la prima volta nella storia utilizzati ben tre corni!), la bellezza di un’ora di durata. Mai si erano viste sinfonie così lunghe.

La prima esecuzione si fa in un salotto privato, sono presenti gentiluomini e damerini, ma soprattutto assiste al concerto Haydn, il maestro di Beethoven. Due accordi potenti e brevi di mi bemolle maggiore; si potrebbe dire due cannonate. E’ iniziata. Il tema viene esposto prima dai violoncelli, poi da fiati, e infine da tutta l’orchestra che vive, e canta. Dopo lo sviluppo e il ritornello ecco l’oboe intonare un malinconico secondo tema in minore. Forse un attimo di sogno in mezzo alla battaglia? L’orchestra dialoga, si muove, leggera nei fiati e grandiosa negli ottoni. Si raduna tutta insieme per la carica di cavalleria: la battaglia è vinta. Ora abbiamo il secondo movimento: ci dice che la gloria umana non è nulla di fronte alla potenza della morte. Questo pensiero fatale da tragedia greca attanaglia questa straordinaria marcia funebre dall’inizio alla fine, tranne nella sezione centrale. Nella disperazione, nella paura di morire, Beethoven ci mette la speranza: una dolce e solenne sezione in maggiore dove si intravede il Paradiso. Non a caso il papa emerito Benedetto XVI amava tanto questa sinfonia. “La grande musica” disse una volta “è sempre riflessione sulla vita e sulla morte”.

Beethoven

Quindi, dopo lo sconforto, abbiamo lo scherzo; prima la morte, ora la vita. C’è gioia, c’è eroismo. I corni nel trio fanno degli squilli acuti al limite del suonabile. L’ascoltatore torna allegro e si prepara al movimento finale, che colpisce in modo particolare, perché è quasi un invito di Beethoven stesso ad essere veri eroi nel mondo, dandoci questa missione: quella di fare i cavalieri per migliorare la vita di tutti. Il commovente tema cantato dal flauto lo troviamo in tutto il movimento, ma è alla fine che succede il fantastico: non si capisce esattamente cosa accada, tanta è la magia, ma dopo una calma riflessione dei fiati l’orchestra esplode velocissima, un finale mai ascoltato prima nella storia della musica, che anticipa vistosamente il finale della Nona. Una vetrata che si rompe? Le trombe celesti? La gloria divina? Un trionfo amoroso? Non si può dire, da quanto è indescrivibile il finale. Puro incanto.

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Manoscritto della Terza Sinfonia

La sinfonia è finita, agli ascoltatori non è piaciuta molto. Troppo lunga, dicono. Troppa roba dentro, dicono. Se ne vanno insoddisfatti. Solo Haydn rimane nella sala, sconvolto. Un’ epoca era passata, si sentiva vecchio. Calmo e riflessivo fa i complimenti all’allievo; poi esce, senza sapere bene cosa era accaduto là dentro, solamente con la certezza di avere insegnato bene, in fondo, al piccolo Ludwig, a comporre. Nel frattempo Napoleone si era incoronato imperatore: Beethoven, sentendosi tradito, aveva strappato la dedica. E scritto, in italiano, ora c’era: “Sinfonia eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand’uomo.” E’ quella dedica che colpisce tanto. E’ Beethoven in persona che si aspetta qualcosa da noi delle generazioni future, aspetta un eroe che salvi l’umanità. E in questa epoca nichilista, di un eroe che sia d’esempio a tutti ne abbiamo veramente bisogno. E lo stiamo ancora aspettando.

Toward civilization

By Seth Godin

If war has an opposite, it’s not peace, it’s civilization. (inspired by Ursula LeGuin writing in 1969)

Civilization is the foundation of every successful culture. It permits us to live in safety, without being crippled by fear. It’s the willingness to discuss our differences, not to fight over them. Civilization is efficient, in that it permits every member of society to contribute at her highest level of utility. And it’s at the heart of morality, because civilization is based on fairness.

The civilization of a human encampment, a city or town where people look out for one another and help when help is needed is worth seeking out.

We’re thrilled by the violent video of the iguana and the snakes, partly because we can’t imagine living a life like that, one where we are always at risk.

To be always at risk, to live in a society where violence is likely—this undermines our ability to be the people we seek to become.

Over the last ten generations, we’ve made huge progress in creating an ever more civilized culture. Slavery (still far too prevalent) is now seen as an abomination. Access to information and healthcare is better than it’s ever been. Human culture is  far from fully civilized, but as the years go by, we’re getting better at seeing all the ways we have to improve.

And this can be our goal. Every day, with every action, to make something more civilized. To find more dignity and possibility and opportunity for those around us, those we know and don’t know.

Hence the imperative. Our associations, organizations and interactions must begin with a standard of civility. Our work as individuals and as leaders becomes worthwhile and generous when we add to our foundation of civilization instead of chipping away at it.

The standard can come from each of us. We can do it. We can speak up. We can decide to care a little more. We can stand up to the boss, the CEO, or the elected representative and say, “wait,” when they cross the line, when they pursue profit at the cost of community, when they throw out the rules in search of a brawl instead. The race to the bottom and the urge to win at all costs aren’t new, but they’re not part of who we are and ought to be.

Il trilemma di Ged Davis

The Grand Transition – Key findings

Disruptive trends are emerging that will create a fundamentally new world for the
energy industry.

1. THE WORLD’S PRIMARY ENERGY DEMAND GROWTH will slow and per capita energy demand will peak before 2030 due to unprecedented efficiencies created by new technologies and more stringent energy policies.

2. DEMAND FOR ELECTRICITY will double to 2060. Meeting this demand with cleaner energy sources will require substantial infrastructure investments and systems integration to deliver benefits to all consumers.

3. THE PHENOMENAL RISE OF SOLAR AND WIND ENERGY will continue at an unprecedented rate and create both new opportunities and challenges for energy systems.

4. DEMAND PEAKS FOR COAL AND OIL have the potential to take the world from “Stranded Assets” to “Stranded Resources”.

5. TRANSITIONING GLOBAL TRANSPORT forms one of the hardest obstacles to overcome in an effort to decarbonise future energy systems.

6. LIMITING GLOBAL WARMING to no more than a 2°C increase will require an exceptional and enduring effort, far beyond already pledged commitments, and with very high carbon prices.

7. GLOBAL COOPERATION, SUSTAINABLE ECONOMIC GROWTH, AND TECHNOLOGY
INNOVATION are needed to balance the Energy Trilemma.

25 marzo 2017 una data memorabile

Discorso di papa Francesco tenuto non so se alle case Bianche (alla faccia della CasaBianca di Trump), a San Vittore, al parco di Monza o a San Siro. Il luogo è ininfluente LE PAROLE INVECE…

“Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino.In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.
Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide,  incomprensioni e periodi di crisi.
Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.
È attraversare deserti  fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.
Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un “No”.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È  avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così  sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”
PAPA FRANCESCO

Disperazione d’ape

Sono piccola cosa

la casa ed il prossimo fiore
avevano la forza di tautologie matematiche
Volavo in missione sul filo dell’aria
senza bisogno di saperne il senso
Ora tutto è cambiato
sepolto sotto algoritmi ed etimologie pasticciate
Persa la comunità che lavorava le stille dorate
Ricordi sempre più deboli 
Son stanco di cercare profumi che non capisco
Sto morendo sulla soglia di casa. 
La regina avida è ricca d’oromorirà
Miele, eri messaggio regale e profumo per noi
Non sei più.

Omaggio a Bacchelli

I versi di Zucchetti per Bacchelli:
l’omaggio di ”L’ultima poesia”
Monza – Antonio Zucchetti ha frequentato da sempre la letteratura, e i poeti. Questi sono i versi scritti pochi anni dopo la morte di Bacchelli: li portò con sé a Milano, a Brera, dove gli amici del bolognese avevano organizzato una serata in ricordo dello scrittore scomparso. Era la fine degli anni Ottanta.

L’ULTIMA POESIA
(omaggio a Riccardo Bacchelli)

Quel mattino d’ottobre mi hai sorpreso
vecchio scrittore cieco, abbandonato
da quanti ti esaltavano in passato
quand’eri sano, forte, ancor famoso.

In quella bianca stanza d’ospedale
ti congedavi piano dalla vita,
e con un fil di voce domandavi
se c’era il sole o era nuvoloso.

Risposi che pioveva, ed un sorriso
fugacemente apparso sul tuo viso,
bisbigliava morendo l’ultima poesia:
”saran felici i contadini, finalmente”.

Hp LX freedom

That’s the point. You used to have a long direct cable up to the
switchboard. Now, with the very high frequencies used your cable is short
and ends at some amplifier somewhere. And all that is just mains powered
nowadays. So a local UPS for your own equipment won’t help you.
Decades ago and in and after the war people could muddle through
regardless. With coal and potatoes in your cellar you could keep going for
a while. Today’s infrastucture is susceptible to single point failures and
we rely on it for everything. With my bottled gas oven I am the only one
who can heat water, baby milk or food in this house. But there’s no source
of water for miles. Our cellars are below the local sewage level.
Caring about national self reliance for food and energy has been called a
needless subsidy and let go to ruin. With one single failure in one single
area this whole house of cards will go down in one single crash. And all
the generations still alive now are pampered zoo animals with no idea of
life outside.
Its my own choice. I truly enjoy having moved into the city, would not want
to go back, and contrary to my father would be hopeless at gardening
anyway. But this wholesale destruction of all fallbacks and backups and
wilfull creation of needless vulnerabilty bothers me all the same.
> So, bottom line, I will keep the
> analog phone line for as long as I can.
Wish that I could.