maratoneta, quarto giorno

Monza, tempo variabile, cielo perturbato ma nuvole fra le meravigliose luci dell’alba, ore 6:29, temperatura 12 ° C.

Le differenze cominciano a emergere. L’esperienza di camminare affina le capacità di discriminare fra cose, sensazioni, illusioni, realtà e fantasia. Al mattino presto quando la città ancora è in gran parte sotto le coperte, semi imbambolata dal sonno e in lotta per uscirvi, camminare per le strade ha un che di magico. Non ci trovi nottambuli ma qualche sparuto lavoratore antelucano. Mi guardo un po’ circospetto, per identificare nelle poche isole oscure, fra lampioni e chiarori dell’alba qualche ipotetico malfattore, avvolto in un tabarro e cappello nero. Mi pare anche di averlo visto qualche volta e d’aver cambiato marciapiede e strada per evitare di cadere nella sua tela. Non posso giurare che non fosse però il lampo di un sogno rimasto impigliato alle ciglia , visto che alle cinque del mattino non sono sicuramente completamente sveglio. Prima di camminare penso sempre che nella quiete della città che dorme e nel fragore degli uccelli che cantano dagli alberi, potrei partire pensieri grandi. In effetti però, più mi sforzo di mantenere un ritmo superiore ai 7,5 kmh più la testa si svuota e la coscienza si rivolge al sentire il corpo; il battito del cuore, il respiro, il sudore, piccoli dolorini. Poi ci sono attenzioni, per così dire, previsive; anticipazione delle asperità del terreno immaginandole prima di percorrerle, la profondità di buche, inclinazioni del terreno. Infine c’è la ricerca di simmetricità; quanti passi fra i due cartelli stradali che sto per incontrare ? l’io che ieri camminava per questa strada si troverebbe davanti o dietro me ? se allungo il passo riuscirò a poggiarlo nella posizione migliore per salire il marciapiede o scenderlo senza perdere il ritmo ? Sono tutti pensieri concreti legati al momento, nulla che attenga allo spirituale o alla filosofia. Quando infine passo la boa della metà percorso, boa che ho stabilito essere temporale (torno indietro dopo 15 minuti di progressione) altri sono i pensieri. Le gambe hanno appreso il movimento e sentono meglio il terreno. La salita non è fatica ma solo un modo diverso di muoversi, la discesa non è più facile del piano è un assetto diverso, una velocità diversa. Ogni cosa che si prova durante quella camminata fra i chiarori dell’alba e il canto degli uccelli e le rade persone che ti ricordano la frenesia del giorno che si mangia il tempo, è un dialogo diretto fra cervello e corpo. Sono veramente un tutt’uno. Arrivo a casa e mi guardo allo specchio, mi chiedo se ci sia una ginnastica per tener su i muscoli del corpo che l’età affloscia. Poi mi chiedo, perché oggi tutto sommato ho incontrato così tanta gente sulla strada a quell’ora e perché tutti, al mio approssimarsi, cambiavano marciapiede ?

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