il ritorno del messaggero

Come si legge nel capitolo 5 degli Atti degli Apostoli, dal versetto 25 alla fine. Un messaggio capace di farci riflettere molto sul significato dirompente che certi messaggeri sanno imporre al mondo, superando ogni suprema sconfitta.
"Gli apostoli stavano predicando nel tempio quando le guardie li arrestarono di nuovo e li portarono davanti al tribunale del sommo sacerdote ebraico. Egli dice, vi avevo proibito di insegnare nel nome di quell’Uomo e voi invece non mi avete ubbidito. Ma Pietro con gli apostoli rispose, prima di tutto che si deve ubbidire a Dio e non agli uomini, e poi che il Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe, cioè il Dio che gli ebrei adoravano, ha fatto risuscitare Gesù, “quello che voi avete fatto morire inchiodandolo a una croce”.
I giudici del tribunale ebraico, sentendo queste cose, furibondi volevano far uccidere gli apostoli. E qui il libro presenta una splendida figura che affronta il problema con vera obiettività “fra di loro vi era un fariseo, un certo Gamaliele, egli era un maestro della legge di Mosè molto stimato e amato dal popolo”. Dunque Gamaliele si alzò in piedi, disse di mandar fuori per un’ora gli apostoli. E quando i giudici rimasero soli Gamaliele disse che pensassero bene a quello che avevano intenzione di fare con gli apostoli. Ricordò infatti che pochi anni prima aveva fatto un gran rumore un certo Teuda, il quale diceva di essere un profeta e aveva 400 seguaci. Ma poi egli fu ucciso e i suoi seguaci sparirono. Dieci o venti anni dopo, all’epoca del censimento (quando Gesù nacque a Betlemme) si presentò un certo Giuda chiamato il galileo: ebbe centinaia i seguaci, ma anche lui fu ucciso e i suoi seguaci si dispersero. Ora, prosegue Gamaliele, per quanto riguarda il caso di Gesù e degli apostoli, io vi dico di non occuparvi più di questi uomini e di lasciarli andare “perché se la loro attività è una cosa solamente umana, scompariranno da se; se invece Dio è con loro, non sarete certamente voi a mandarli in rovina. Non correte il rischio di trovarvi a combattere contro il nostro Dio”. Il tribunale ebraico seguì il parere di Gamaliele, fece rientrare gli apostoli, li fecero frustare e poi li lasciarono liberi. Gli apostoli uscirono dal tribunale e se ne andarono contenti perché avevano avuto l’onore di essere maltrattati a causa del nome di Gesù."

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