La memoria in una #cloud

Il 27 gennaio abbiamo ricordato la #Shoah Come tanti altri ormai è diventato un evento hashtag mediatico che si trascina dietro film, musiche, Like, Tweets, dibattiti forse anche vignette. Tutto finisce in questa grande cloud sopra le nostre teste, da qualche parte, forse nella costellazione della Lira e ci pare acquistare purezza e distanza, come ogni sogno della ragione.
Ho rivisto La tregua (film del 1997) e mi ha colpito la scena nella quale Primo levi decide di conservare la casacca da prigioniero di Auschwitz. Un gesto che infondo ben rappresenta una domanda eterna. E’ meglio dimenticare e cercare di ricostruire qualcosa di migliore oppure è meglio conservare il ricordo fingendo che possa restare intatto nei secoli, mettendolo appunto in una cloud dal quale ripescarlo come copia digitale ma copia appunto di un originale perduto.
Sono trascorsi tanti anni, ma ne sono trascorsi molti di più dall’epoca delle piramidi e già dimentichiamo nei nostri archivi il senso delle realtà che vogliamo ricordare. Il vagone esposto nella piazza davanti alla mostra che Torino ha dedicato a Primo Levi è una copia, un simbolo, una replica digitale che arriva direttamente dalla cloud della Shoah. I nazisti stanno morendo i prigionieri pure, consumati dalla vecchiaia e i ricordi sono affidati a noi che non abbiamo visto nulla e che finiamo per mettere dentro a quel vagone Primo Levi come lo vediamo noi, il nazismo che qualcuno paragona all’ISIS. La nostra memoria diventa il recupero del passato cui diamo nomi nuovi.
Non voglio criticare nessuno, è un’attitudine facile ma una cosa che ho sentito e letto su internet, mi pare debba essere detta. Studi di management possono dirci qualcosa al riguardo, perché siamo (ovviamente solo una parte minoritaria della popolazione umana di questa terra) tech-addicted e workaholic (tutti con smartphone e tutti a emulare gli USA o a pensare che l’evoluzione del mondo dipenda dal progresso del lavoro) e animali dalle notevoli capacità di adattamento. Proprio quest’ultima capacità ingegnerizzata dalla tecnologia e spinta nello sforzo di organizzare e sincronizzare tutte le informazioni disponibili dentro una cloud o dietro un hashtag ci porta a perdere la nostra capacità di ricordare veramente.*
Purtroppo, morto Primo Levi, la sua casacca ha perso senso e noi non siamo più in grado di capirlo con buona pace di chi ricorda che il 27 è il giorno di San Paganino.

*Capability erosion by H. Rahmandad – N. Reppening – Copyright © 2014 John Wiley & Sons, Ltd.

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