Il rivoluzionario problema della duplicazione del cubo

Si narra nella Grecia antica, del Problema di Delo e del suo espositore Teone di Smirne. Egli, citando Eratostene, riporta che gli abitanti di Delo, avendo interrogato l’oracolo di Apollo sul modo di liberarsi dalla peste, avessero ricevuto l’ordine, da questi, di costruire un altare, di forma cubica, dal volume doppio rispetto a quello esistente. Gli ateniesi consegnarono all’oracolo un doppio cubo, ma la peste egualmente non finì. Qualcosa evidentemente non aveva funzionato.

Per oltre 2000 anni studiosi di ogni tipo han cercato una soluzione, per poi giungere al 1837, anno in cui il matematico P.L. Wantzel (Cit. P. Odifeddi) enunciò che non era possibile realizzare un cubo esattamente doppio al cubo di partenza, almeno non utilizzando le usuali proiezioni geometriche.

Tornando al nostro Oracolo, sorge il dubbio che lo stesso non fosse affatto stato muto alla richiesta del popolo di delo. L’oracolo probabilmente voleva dire che non avrebbe fatto nulla per fermare la peste, ma forse implicitamente esortava l’umanità a capire come una risposta ad una domanda si possa trovare solo NON considerando alcuna delle premesse conosciute fino a quel momento.

Riprendendo un mio post precedente –Un nuovo sistema economico-  mi accorgo che per qualsiasi problema immane l’umanità debba affrontare -immigrazione, povertà, inquinamento, risorse- le risposte non le potrà trovare in nuove forme di premesse già poste -non nel denaro o guerra o legge o divinità. Le risposte autenticamente rivoluzionarie arriveranno da intuizioni NON ANCORA UDITE.

 

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